Quando mi è stato proposto per la prima volta di fare un pellegrinaggio a piedi da Ancona a Loreto non ho aderito per paura di non farcela, ma quest’anno che sono aumentata di peso e che il dottore ha scritto nella mia ricetta: “camminare tutti i giorni ed il più possibile” ho accettato. Una vecchia tradizione prevede che ogni anno gli abitanti della frazione di Varano di Ancona portino a spalla in pellegrinaggio l’immagine della Madonna dalla loro Parrocchia sino al Santuario di Loreto.
Il percorso è di circa venti chilometri e si snoda su strade di poco traffico. Si parte dopo la mezzanotte e si arriva al Santuario verso le 7, 30 del mattino. Lasciata l’auto, inizio il mio cammino con la mia amica ed una massa eterogenea di persone. Si recita il rosario più volte, intervallato da canti in onore della Madonna. Per alcuni tratti la strada è completamente buia salvo le piccole pile accese per segnalare la nostra presenza alle auto.
Siamo scortati da due auto dei carabinieri che controllano gli incroci da attraversare, e ci segue un’ambulanza. Il numero dei partecipanti è piuttosto elevato e tutti tengono un’andatura costante per una buona metà del tragitto. Si cammina, si prega, si canta e si pensa. Il buio favorisce la riflessione e la spiritualità dell’avvenimento. Gli alberi neri che si stagliano visibili contro il cielo rendono tutto ancora più suggestivo. D’improvviso alle nostre spalle si sente un’auto sportiva che romba in modo assordante, motore rafforzato, marmitte ciclopiche, ed alla guida un ragazzo che sembra un po’ alticcio. Con i finestrini abbassati impreca a voce alta contro di noi e contro altre auto che lo precedono lentamente nella corsia di fianco a noi. Soprassa la fila e si allontana a tutta velocità. Il mio pensiero corre per un attimo ad un terribile ricordo, e mi chiedo quanti siano questi arroganti, sicuri che un motore potente che vibra sotto il loro sedere permetta di non rispettare gli altri. Non voglio angosciarmi e dopo qualche istante riprendo a cantare in coro le lodi alla Madonna. Dopo ore di cammino, all’orizzonte, sopra la collina il cielo sta schiarendo, fra poco sarà giorno, ed anche le figure che mi camminano a fianco prendono colore e identità più precise. Alla voce da tenore che sovrasta tutte le altre e che ascolto dall’inizio, riesco ad abbinare un volto. Il ritornello del canto ripete : “Evviva Maria, Maria evviva, evviva Maria e chi la creò”

Dopo qualche altro chilometro, è giorno e i primi raggi di sole spuntano dietro il mare che si scorge lontano dopo una curva, calmo e luminoso, come in un sogno. Le mie gambe cominciano a sentire la fatica, e alla prima salita rallento un po’. Resto comunque verso la metà del gruppo di pellegrini che è composto di persone di varie età. Sono sconosciuti che nell’andare ti dicono qualche parola, abbozzano un sorriso e ti trattano come un’amica.
Con lo sguardo seguo il sole che si alza sul mare, mentre la mia mente ascolta le preghiere ed i canti. Di fronte a tanta pace mi salgono dal cuore verso gli occhi che faticano a trattenerle, alcune lacrime di dolore e nostalgia, ma continuo a camminare e pregare senza sosta e mi rassereno. Dopo una discesa e una salita impegnativa la strada scende di nuovo e ci troviamo in vista della maestosa Basilica.
Sono le 6,00 e la meta è vicina, mangiamo qualcosa per le energie e continuiamo ad andare. Percorsa l’ultima salita, con due bei tornanti, entriamo nel corso cantando tutti insieme e più forte. La Basilica è davanti a noi, e alla luce del sole assume un colore quasi irreale.
Sono le 7,15 e la piazza è già affollata. Sono indolenzita, ma soddisfatta per esserci riuscita e chiamo a casa per rassicurare.
Le mie gambe sono molto stanche, ma entrata in chiesa e in attesa della messa faccio il giro. Visito la Santa Casa

e gli altri altari minori tutti più brillanti dopo il restauro. L’ultima volta che sono venuta qui, c’erano i lavori e mi ero trovata all’improvviso davanti e a terra appoggiato alla parete l’enorme Crocifisso insanguinato che mi aveva sconvolto. Vado a vedere se c’è ancora, e lo trovo risposto in alto sull’altare. Vedo da lontano il suo sangue e l’effetto che ricevo è più rassicurante.
Durante la celebrazione della messa delle 8, la chiesa è piena di fedeli, e seppure si prega e canta ancora, facciamo un po’ fatica, soprattutto durante l’omelia, a tenere gli occhi aperti. Solo il trambusto per una signora che ha un malore, ci riporta alla realtà. Nulla di grave, ma forse l’età ben più elevata della nostra, le ha tolto le energie. Quasi tutti i presenti fanno la comunione e questo impiega altro tempo e altro trambusto per i vari spostamenti, anche se ci sono almeno dieci parroci che la distribuiscono, compresi quelli che ci hanno accompagnato e che ora collaborano alla funzione. Alla fine, in tutta fretta andiamo a prendere la corriera per il rientro ed in breve tempo siamo di nuovo al parcheggio dello stadio dove sostano le nostre auto. Con la promessa di tornarci il prossimo anno ringraziamo e salutiamo. Sono stanca ma allegra e pertanto sicuramente per me non resterà l’unica esperienza. Infatti ho partecipato altre due volte, di cui una sotto la pioggia, e mi ha fatto bene.

